A caccia del creatore di Limewire Pirate Edition

Vi ricordate l’articolo che avevo scritto qualche giorno fa riguardante LimeWire Pirate Edition? A quanto pare ha riscosso parecchio scalpore e soprattutto interesse da parte della RIAA, associazione dei produttori discografici degli Stati Uniti d’America fondata nel 1952.

Qualche settimana fa la RIAA era riuscita a far chiudere il tanto amato e conosciuto LimeWire ottenendo l’approvazione della corte distrettuale di New York per violazione di Copyright.

Dopo neanche un paio di giorni è stato pubblicato in rete un sostituto di LimeWire con il nome di “LimeWire Pirate Edition“. Potete immaginare che putiferio ne è venuto fuori….

L’applicazione, nonostante sia stata ospitata su un nuovo server, porta ancora il nome di LimeWire. Questo significa che LimeWire ha violato la richiesta di chiusura del giudice, provocando le ire della RIAA. La corte distrettuale ha ricevuto una nuova richiesta da parte della RIAA per la chiusura del nuovo software, portando documenti che indicano la responsabilità di LimeWire riguardo la creazione di LimeWire Pirate Edition.

La RIAA infatti sostiene che un dipendente , o il creatore stesso di LimeWire, abbia rimesso in rete lo stesso software con un nome “leggermente” diverso. Se non voleva destare sospetti, non c’è riuscito molto bene….

Il giudice ha chiesto un elenco di tutto il personale dell’ex software LimeWire per riuscire a rintracciare il creatore di LimeWire Pirate Edition ( un certo signor “MetaPirate” ) . MetaPirate per tutta risposta dice che la sua capacità di ricreare LimeWire è dovuta dal fatto che il software di filesharing di LimeWire è open source. Quando gli è stato chiesto se lui era un ex dipendente di LimeWire ha risposto : ” Io sono un’agente che ha voluto provocare la RIAA, potete pure citarlo se volete“.