Apple, la fabbrica dei sogni

Da che mondo è mondo il periodo che accompagna l’uscita dei prodotti Apple è avvolto da un velo di mistero!

Ogni giorno viene divulgata una nuova caratteristica dai vari blog, alcune sono fondate, altre probabilmente un po meno. Ma tutto ciò non importa! Non serve sapere se questa nuova tavoletta rivoluzionaria avrà o no una determinata caratteristica, per ora è sufficente che se ne parli. E se è per quello se ne parla e come. E Steve questo lo sa.

Ci si chiede quindi come faccia una persona ad amaliare cosi tanto il pubblico di tutto il mondo. La rivista Business Week definisce Jobs “il più grande contastorie dei nostri tempi, un affabulatore magico, l’imprenditore che ha trasformato il lancio di un prodotto in una forma d’arte“. Anche molti importanti affaristi riconosco al CEO Apple il merito di saper indovinare sempre ciò di cui la gente non ha davvero bisogno, e di trasformarlo in una necessità!

Prima della presentazione di Ipad praticamente tutti si accontentavano di un portatile per lavorare, ma ora non basta più. Serve qualcosa di nuovo, di diverso, che trasformi anche il normale notebook in qualcosa di bello, di artistico.

La storia di Jobs è una lunga serie di re-invenzioni: prodotti che in parte già esistevano, a cui lui ha dato nuova vita e un successo senza precedenti. Il personal computer c’era prima del Mac. La musica digitale si ascoltava anche prima dell’iPod. I cellulari “intelligenti” (smartphone) hanno preceduto il suo iPhone. E sul mercato oggi ci sono già tanti note-book o lettori digitali che prefigurano alcune funzioni dell’iPad.

Eppure ogni volta Apple riesce a irrompere nel mercato sconvolgendolo, non rivoluzionandolo! Come spiega il biografo di Jobs, le idee di Apple non provengono tutte da una sola persona ma provengono da tutti i dipendenti dell’azienda. Eppure quando il collaboratore che ha avuto l’idea vede il prodotto finito dice: non avrei mai pensato che fosse così geniale, prima che se ne appropriasse Steve.

Non c’è un processo prestabilito per arrivare all’invenzione, non c’è una ricetta fissa, o un sistema di lavoro che si possa descrivere come una sequenza di operazioni. L’unico metodo di Steve è circondarsi di gente stra-dotata e frustarla perché dia il massimo. Il suo compito è intervenire quando nota un idea che gli piace.

Si può secondo me dire che Jobs sia in realtà un abilissimo burattinaio che orchestra alla perfezione non solo i suoi dipendenti, ma anche tutto il pubblico, che ama sempre di più i suoi prodotti. Per quello di fonte a molti suoi prodotti un solo aggettivo viene in mente: sono sexy, sono quel che volevamo senza saperlo davvero.

Lo sarà anche l’iPad? O forse risentirà di essere stato concepito in un periodo in cui lui era meno presente, meno energetico, per i suoi problemi di salute?

Il grande limite di Apple è qui. È un’azienda piena di autentici geni, eppure tutti hanno bisogno di lui”.